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mercoledì 28 dicembre 2011

La Cattolica di Stilo superba testimonianza bizantina in Calabria.




Siamo a Stilo in Calabria, la patria del  filosofo Campanella, nella valle del torrente Stilaro, denominata valle bizantina.
 Lì si trova la cosidetta Cattolica, una delle chiese più piccole della Calabria , nota per essere rappresentativa del massimo esempio di architettura sacra bizantina in tutta la regione.
Perché Cattolica? La denominazione stava ad indicarne la categoria delle chiese privilegiate di primo grado, infatti con la nomenclatura impiegata sotto il dominio bizantino nelle province dell'Italia meridionale (soggette al rito greco), la definizione di katholikì spettava solo alle chiese munite di battistero.
Ci troviamo di fronte ad un cenobio bizantino con struttura a pianta quadrata,costruita in laterizi, mattoni pieni, intersecati da malta interstiziale. Gli elementi decorativi esterni sono in cotto. L'edificio è sormontato da cinque cupolette cilindriche divise da quattro elementi a botte con bifore. La cupola centrale presenta quattro bifore con stampelle di diversa forgia, mentre le altre quattro cupolette sono illuminate da monofore.
All'interno la Cattolica è divisa in nove quadrati uguali da quattro colonne di spolio, prelevate certamente da resti architettonici dell'antica Kaulon. Nel fusto di una di esse si legge l'iscrizione in greco referente al mistero dell'Epifania: "Dio il Signore apparve a noi". Le tre absidi orientate costituivano l'elemento centrale della liturgia bizantina. Quella centrale è detta bema, e conteneva un piccolo altare, le absidi laterali invece avevano funzione di prothesis a sinistra e diaconikon, a destra. Sulle pareti si notano affreschi a più strati, che testimonierebbero il passaggio attraverso cinque cicli di storia. Il primo strato è relativo al X secolo, epoca della costruzione del cenobio bizantino e contiene raffigurazioni di santi guerrieri in tipico stile bizantino.
Il secondo strato pittorico è di epoca normanna e raffigura San Giovanni Crisostomo in perfetto stile basiliano.
Il terzo è di epoca sveva raffigurante l'Annunciazione.
Il quarto strato pittorico è di tecnica gotica-internazionale e rappresenta San Giovanni Battista con altri santi.
L'ultimo strato pittorico rinvenuto nella chiesa Cattolica di Stilo, rappresenta il sonno eterno della Vergine, sul manto della quale si notano gigli angioini che ne suggeruscono la datazione.
Massima è dunque l’emozione che si prova a visitare questa piccola chiesa bizantina vero crogiolo di storia plurisecolare.

lunedì 19 dicembre 2011

Guardia Piemontese:isola etnolinguistica della Calabria..




Percorrendo la costa tirrenica calabrese, provenendo da Maratea in Basilicata, si incontrano nella provincia di Cosenza stupendi ed incantevoli paesi come Scalea, Cirella, Diamante, Belvedere fino ad arrivare alla marina di Guardia Piemontese il cui capoluogo del comune sorge a 514 metri sul livello del mare.

Guardia Piemontese è una vera e propria isola etno linguistica tra le più interessanti dell’Italia meridionale.
Singolari infatti sono i costumi ed il dialetto che si rifanno ad va antiche origini provenzali.
E’ un paese che vanta una grande storia:già nota con il nome di Casale di Fuscaldo, chiamata successivamente Guardia Fiscalda e Guardia Lombarda, solo in anni più recenti ha preso la denominazione attuale di Guardia Piemontese. L'aggettivo "piemontese" del nome, deriva dall'origine di questa popolazione valdese, la quale a causa della povertà, dell'intolleranza religiosa e delle persecuzioni subite nelle proprie terre, in Piemonte, dovette fuggire alla ricerca di un luogo più sicuro e ospitale.
I Valdesi arrivarono in Calabria tra il XII e il XIII secolo dal Piemonte e vissero senza conflitti per due-tre secoli con le comunità cattoliche circostanti. Dopo la loro adesione alla riforma protestante il cardinale alessandrino Michele Ghislieri (futuro papa Pio V), deliberò che venissero annientati sia i valdesi del Piemonte sia quelli della Calabria. Scatenò così contro di loro una crociata e li sterminò. 
La persecuzione religiosa si propagò, in tempi antichi, fino nella parte antica di Guardia (il cosiddetto "paese") con scontri e violenze e l'uccisione di gran parte della popolazione, comprese donne e bambini. I pochi supersiti scampati al massacro furono costretti alla conversione. 
Il guardiolo, o lingua guardiola, costituisce l'unico esempio di lingua occitana nel meridione italiano ed è isolata rispetto all'area nativa che consiste sostanzialmente nella Francia meridionale-orientale. Altre aree occitanofone in Italia sono alcune valli alpine del Piemonte e della Liguria.
L’abitato è caratterizzato da da un labirinto di vie strette e tortuose ed è ancora cinto da mura medievali con varie Porte di cui una “la porta del sangue” in ricordo dello sterminio dei valdesi nel 1561 
Caratteristica suggestiva di molte vecchie case sono gli spioncini sulle porte che servivano agli inquisitori per accertarsi che le famiglie recitassero le preghiere d’obbligo.