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sabato 7 gennaio 2017

La Ca' d'oro di Venezia.


Moltissimi sono i palazzi di Venezia che hanno rlevanza storica e che sono stupendi dal punto di vista architettonico.
Alcuni esempi: la Ca' d'oro,Ca’ Vendramin Calergi, nel sestiere di Cannaregio e affacciata sul Canal Grande, e sede del Casinò di Venezia; Ca’ Foscari, nel sestiere di Dorsoduro ed affacciata sul Canal Grande,  sede dell’università Ca’ Foscari di Venezia; Ca’ Rezzonico, nel sestiere di Dorsoduro,  realizzata nell’arco di 100 anni a partire dalla seconda metà del XVII secolo su progetto di Baldassarre Longhena; Palazzo Ducale,capolavoro in stile gotico veneziano e tanti altri.
Uno dei più famosi palazzi di Venezia è  propriola Ca' d'oro che si chiama così perché in origine alcune parti della facciata erano ricoperte del metallo prezioso. 
Di notevole impatto è il pavimento del primo piano: 350 metri quadri di geometrie realizzate con i marmi più pregiati, porfido rosso, serpentino, pavonazzetto, luculleo 
Oggi è un museo che ospita la collezione di opere d’arte raccolte da Giorgio Franchetti, mecenate e collezionista veneziano morto nel 1922.
Il palazzo della prima metà del 1400 è frutto della collaborazione di diversi architetti su commissione del mercante veneziano Marino Contarini. 
Nel corso dei secoli il palazzo ha subito molti rifacimenti a seconda dei bisogni abitativi dei proprietari: alla fine del XIX secolo Ca’ d’Oro venne acquistata dal barone Franchetti per l’enorme cifra dell’epoca di 170 mila lire con l’intento di farne un museo che venne inaugurato dopo la sua morte nel 1927.

sabato 27 dicembre 2014

I campanili storti di Venezia.



Il fascino di Venezia  si vede in ogni suo aspetto, perfino quello dei campanili storti.
Non so pno pochi: infatti ve ne solno almeno tre.
San Pietro di Castello, San Giorgio dei Greci e Santo Stefano.
Cominciamo con il campanile meno pendente dei tre, quello della basilica di San Pietro di Castello. È una struttura piuttosto massiccia in pietra d’istria, separata dalla chiesa. La sua costruzione risale al 1463, anche se nel 1482 venne ricostruito e alzato di un pochino in seguito al danneggiamento da parte di un fulmine. Il sestiere dove si trovano chiesa e campanile è il sestiere Castello.
Il secondo campanille riguarda San Giorgio dei Greci,nota per essere la cattedrale greco- ortodossa di Venezia
Non c’è molto materiale in rete sul campanile di San Giorgio dei Greci, anche se la sua posizione è centralissima (sestiere di Castello, non lontano dalla riva degli Schiavoni) e praticamente ogni turista che è passato da Venezia lo ha fotografato. La chiesa a cui è associato è la cattedrale greca-ortodossa di Venezia.
 La chiesa di Santo Stefano si trova nel sestiere di San Marco. Il suo campanile, staccato dal corpo della chiesa, con i suoi 66 metri è uno dei più alti di tutta la città.
Il campanile storto di Santo Stefano è in piedi per miracolo, è proprio il caso di dirlo, e in più di un’occasione ha rischiato di passare a miglior vita. Tanto per cominciare, non nasce fortunatissimo. Durante la sua costruzione, raggiunta un’altezza di circa 30 metri, un cedimento delle fondamenta lo fece inclinare. Tuttavia i lavori continuarono ed è per questo che oggi lo vediamo così, mezzo zoppo (l’inclinazione dalla sommità alla base è di 2 metri circa).

E, nel 1902, in seguito al crollo del campanile di San Marco, anche quello di Santo Stefano ha seriamente rischiato di essere fatto fuori. Se il campanile è ancora in piedi,lo si deve ad opere di rinforzo  che, a tutt'oggi, lo tengono in piedi senza farlo cadere.



mercoledì 26 novembre 2014

La stupenda scala Contarini del Bovolo a Venezia

Una gemma di Venezia è la scala Contarini del Bovolo.
E' nascosta all'interno di una piccola corte, alla fine di una stretta calle, laterale al Campo Manin.
Si tratta di uno dei più singolari esempi dell'architettura veneziana di transizione dallo stile gotico a quello rinascimentale.
Alla fine del'400 Pietro Contarini fece aggiungere al suo palazzo  tardo gotico di S. Paternian un nuovo corpo di  scopo di qualificare visivamente la facciata interna del palazzo prospicente un piccolo cortile, un tempo protetto da una cinta muraria.
Una serie di logge sovrapposte congiunge i vari piani alla aerea scala che si snoda a chiocciola - in dialetto veneziano "bovolo" - all'interno di una torre cilindrica traforata da archeggiature ascendenti.
La struttura  si ispira al Rinascimento, ma  ricorda anche i modelli delle torri scalari bizantine, mentre nello spirito è ancora gotica per l'indifferenza verso la modularità e la simmetria classiche e per il ricordo delle facciate colonnari aperte dei palazzi di fine Quattrocento.
La salita della Scala si conclude con un belvedere a cupola dal quale si può ammirare uno splendido ed inconsueto panorama: i tetti, i campanili, le cupole di San Marco, con una visuale sull'intera città.
 Nel 1859, l'allora litografoWilliam Tempell condusse le sue prime osservazioni astronomiche dal belvedere della torre, con un telescopio di sua proprietà. Qui scoprì la cometa C/1859G e la Nebulosa di Merope nell'ammasso aperto delle Pleiadi
















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giovedì 14 agosto 2014

San Vittore e Corona a Feltre: alla scoperta di un vero gioiello di storia e di arte.


L'Italia è affollata di santuari, conventi, abbazie uno più belli di un altro.
Ognuno di questi è ricco di storia ed opere d'arte. Quindi viè l'imbarazzo della scelta.
Tra questi è senz'altro degno di nota il santuario dei Santi Vittore e Corona ad Anzùvicino a Feltre.
I due Santi protettori di Feltre sono i martiri del JJ secolo e su di loro, come per tutti i Santi medioevali, non vi sono notizie certe e le informazioni spesso si ricavano da leggende che persistono da secoli.
 Leggenda vuole che i resti dei due santi siano stati portati a Feltre dai Crociati di ritorno dalla Siria.
La storia del santuario inizia sul finire dell'XI secolo è si trova a sud poco sotto il colle della 'rocchetta' in posizione più riparata e a picco sulla 'chiusa'.
Anche questo luogo quindi doveva ospitare importanti infrastrutture militari o religiose, come attestano scavi di costruzioni demolite probabilmente nel 1100 o in parte riciclate per costruire il santuario.
Si tratta di una costruzione romanica con tratti orientali, la primitiva chiesa è stata edificata per volontà del crociato Giovanni da Vidor e successivamente ampliata a monastero con la costruzione di un bellissimo chiostro nel '400.
E' il monumento religioso più importante dell'area feltrina e rappresenta un autentico gioiello del romanico con influenze armene ed orientali.
Gli interni sono completamente affrescati (XIV e XV) con opere di età ottoniana, di scuola giottesca e di allievi di Tommaso da Modena
. Spiccano tra le immagini di santi, sulla parete sinistra, l'ultima cena e la storia del martirio dei titolari nel transetto di sinistra. A oriente dell'altare è posto il sarcofago marmoreo dei martiri, sollevato da colonne e ornato da un fregio floreale.
Nella cantoria, a occidente, vi è un antico organo  di Giovanni Battista De Lorenzi.
Suggestivo l'esterno, con la facciata della basilica, alta e stretta, e la lunga e ripida scalinata.
Nel maggio 2011 è stato riportato da Praga, dov'era custodito, il cranio di San Vittore, e venerato nel santuario fino al maggio 2012.
 Nel chiostro gli straordinari affreschi delle lunette illustrano la storia di Feltre e del Santuario.
 
 
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giovedì 24 ottobre 2013

Alle sorgenti del Piave.





La punta più alta a nord del Veneto, incuneata tra l'alta Carnia e l'Alto Adige, confina per un breve tratto con l'Austria. 
E' la val Sesis in cui assume importante rilievo il monte Peralba a m 2693.
Ebbene su queste pendici nasce il fiume Piave.
Molto suggestivo è l'itinerario naturalistico da Cima Sappada a Piani del Cristo, caratterizzato dalla formazione rocciosa di calcari verdi lisci, dalle limpide acque del torrente, il profumo del bosco di abeti rossi e dal canto degli uccelli.
Un paesaggio di quiete  e pace che pervade il turista  che si reca da Sappada ai Piani del Cristo.
Dopo una breve rampa in salita  che offre degli scorci stupendi si raggiungono i Piani del Cristo dove si trova la sorgente del fiume Piave, tanto caro alla storia italiana.




sabato 28 aprile 2012

Costalta nel Comelico


La valle del Comelico che confina da un lato con l’alto Adige dall’altro con Sappada ha catteristiche peculiarii paesaggistiche, sociali e culturali.
Si parla lingua ladina,e  la sua amministrazione è  vincolata alle cosiddette“Regole di comunione familiare” del Comelico  che sono la testimonianza del forte legame tra la comunità locale e il proprio territorio che si tramanda da oltre un millennio.
Le famiglie in base alla regola trasferiscono  di padre in figlio le proprietà comuni di boschi e pascoli insieme ai diritti di appartenenza alla Regola di comunione familiare e al costante impegno per conservare e migliorare il patrimonio ambientale.
I beni silvo - pastorali, amministrati attraverso norme approvate democraticamente dall’assemblea dei regolieri e contenute in antichi codici rurali detti “Laudi – Statuti”, rappresentano da sempre la principale fonte di sostentamento della popolazione locale.
Un paese molto caratteristico è Costalta
Adagiata su un verde pendio punteggiato di tabià (fienili), Costalta ha conservato un aspetto caratteristico, di case e rustici in legno costruiti con la tecnica del blockbau e risalenti prevalentemente all'Ottocento.
La valorizzazione di questo patrimonio architettonico è incentivata mediante l’organizzazione di una manifestazione che a partire dall'estate 2000, per circa un decennio, si propone di realizzare 30 sculture in legno (tre ogni anno) da esporre presso le 30 case di legno di Costalta in una sorta di vero e proprio "museo all'aperto.
Il profondo affetto degli abitanti per le proprie tradizioni è testimoniato anche dalla cura nel mantenere il proprio patrimonio linguistico attraverso rappresentazioni teatrali e musicali in ladino.

martedì 24 gennaio 2012

Cibiana: la città dei murales.





Non lontano da cortina d’Ampezzo nel Cadore nella provincia di Belluno sorge Cibiana un piccolo paese che nel passato era dedito essenzialmente alle attività agricolo-pastorali ,alla cura dei boschi,ed all estrazione del ferro che viene tuttora utilizzato perlopiù per la produzioni di chiavi
Ma oggi è nota anche e soprattutto per essere la città dei murales che sono affreschi di grandi dimensioni dipinti sulle pareti delle case di Cibiana, che è stata per questo denominata "Paese dei Murales". L'insieme di queste opere costituisce un museo all'aperto che annualmente viene arricchito con nuovi soggetti, alla cui realizzazione hanno contribuito artisti italiani e stranieri giunti anche dal Giappone e dall'ex URSS. Arte, assetto urbanistico ed architettonico si coniugano mirabilmente.
Questa iniziativa nasce nel 1980 con l’obiettivo di recuperare tradizioni, mestieri e storie del patrimonio culturale del paese per riproporle in chiave di memoria collettiva di pubblico accesso grazie alle arti figurative valorizzando in questa maniera originale il patrimonio abitativo e allo stesso tempo abbellendo l'abitato come era d'uso nelle città medievali d'Italia.
Non a caso negli affreschi e negli altri dipinti realizzati, la componente fondamentale è quella del recupero e della rappresentazione dei mestieri e della storia che hanno contrassegnato il paese per lunghi anni la vita del Paese.
Nel 2002 è stato aperto sul Monte Rite (2180 m s.l.m.) un Museo tra le Nuvole dedicato alla storia delle Dolomiti, parte del progetto Messner Mountain Museum, curato dal celebre alpinista altoatesino Reinhold Messner. 

sabato 24 dicembre 2011

Il palazzo Contarini del Bovolo:raro esempio di architettura gotica veneziana.


Non vi  è viaggio turistico in Italia in cui non sia programmata una permanenza anche breve a Venezia, nell’incantevole laguna immortalata da  grandi pittori  cone il Canaletto.
La lista dei monumenti da vedere  è lunghissima e non potrebbe essere diversamente perché Venezia è un unicum in cui interagiscono in perfetta armonia paesaggio, arte e cultura che affonda le radici nella storia della Serenissima.
La laguna è solcata da vaporetti, gondole ed imbarcazioni di ogni genere che consentono di visitare San Lazzaro, punto di riferimendo d'eccezione per la religione cristiana armena.
Ci dedichiamo ora soltanto ad osservare il  palazzo Contarini Bòvolo,in architettura gotica, ubicato nel sestiere di San Marco in prossimità di Carlo Manin.
Il palazzo è famoso per la torre scalare con scala a chiocciola (detta bòvolo in lingua veneziana).
Il palazzo, costruito alla fine del quattrocento dalla famiglia Contarini  presenta sul rio San Luca una facciata con tre polifore archiacute.
Nel 1499 fu aggiunto verso il cortile interno un piccolo corpo di fabbrica in stile rinascimentale con  una serie di logge aperte con archi a tutto sesto o ribassati. L'adiacente torre  con un belvedere a cupola dà accesso alle logge e ne continua lo stile aereo nei cinque ordini di archi rampanti su colonne.
Il palazzo assume importanza anche nella storia dell’astronomia perché Wilherm vi condusse nel 1859 le sue prime osservazioni astronomiche mediante le quali scoprì una cometa e la nebulosa di Merope nell’ammasso delle Pleiadi,.
È indubbiamente, uno dei palazzi veneziani in assoluto più particolari e suggestivi, difficile a catalogarsi in stili architettonici troppo schematici.

mercoledì 14 dicembre 2011

La navigazione del Burchiello sul Brenta.


La navigazione fluviale è un’esperienza sempre carica di emozione per la visione del paesaggio e soprattutto quando si percorrono tratti di fiume con dislivelli diversi superabili grazie ai sistemi delle chise, grande opere di ingegneria idraulica di leonardesca memoria Un viaggio di tal genere di cui abbiamo dato la descrizione in un articolo di questo blog relativamente è quella  negli intricati corsi d’acqua tra San Pietroburgo e Mosca,
Similia similibus in Olanda ed in Italia dove è veramente suggestiva nella navigazione la cornice paesaggistica ed artistica.
Stiamo parlando del fiume Brenta nel Veneto o meglio la riviera del Brenta da Padova in direzione di Venezia e viceversa, tra arte e storia, lungo le vie degli antichi burchielli veneziani del ‘700 che erano  tipiche imbarcazioni veneziana per trasporto passeggeri, con una grande cabina in legno, con tre o quattro balconi, finemente lavorati e decorati.
I burchielli venivano utilizzati dai ceti veneziani più facoltosi per raggiungere dalla città le loro Ville in campagna e sono stati descritti per quattro secoli diversi da poeti e romanzieri italiani e stranieri il Goldoni, Casanova, Byron, Goethe, Montaigne, D'Annunzio
Oggi si ripercorrono quei tratti di fiume con moderne e confortevoli navigazioni che solcano Oggi tutti i battelli a motore che percorrono la Riviera del Brenta da Padova a Venezia e viceversa sono chiamati comunemente burchielli; eredi delle antiche tradizioni, queste moderne e confortevoli imbarcazioni solcano le acque del Brenta con lento incedere, mentre le guide a bordo illustrano la storia, la cultura e l'arte testimoniata dalle Ville del Brenta.
Una prima chiusa è stata quella di Strà.  La seconda chiusa è  quella di Dolo e il’ultima chiusa ‘ quella di Mira. Prima della laguna di Venezia.
Le ville venete della Riviera del Brenta  sono tra gli esempi più belli di residenze storiche presenti nella regione. Innumerevoli si distribuiscono lungo tutto il corso del fiume, che tradizionalmente ha rappresentato opportunità di ricchezza per le grandi casate..
Una per tutte, tra queste ville del Brenta , tipiche residenze patrizie fonfate dal patriziato della repubblica di Venezia le ville venete della Riviere del Brenta è da citare la celeberrima Villa Pisani di Stra che nel corso dei secoli ha potuto ospitare grandi personaggi del passato, tra cui Napoleone Bonaparte.

lunedì 21 novembre 2011

Arquà Petrarca perla dei colli Euganei.


"Fuggo la città come ergastolo e scelgo di abitare in un solitario piccolo villaggio, in una graziosa casetta, circondata da un uliveto e da una vigna, dove trascorro i giorni pienamente tranquillo, lontano dai tumulti, dai rumori, dalle faccende, leggendo continuamente e scrivendo"

Questo declamava Francesco Petrarca quando si rifugiò ad Arquà ove passò gli ultimi anni della sua vita fino alla morte.

Ed ancora:
Vasti boschi di castagni, noci, faggi, frassini, roveri coprivano i pendii di Arquà, ma erano soprattutto la vite, l’olivo e il mandorlo che contribuivano a creare il suggestivo e tipico paesaggio arquatense».

Si parla di Arquà non lontana da Monselice nel Veneto e per la precisione nella provincia di Padova

Un borgo medioevale, da un fascino immutato nel tempo, considerato la perla dei Colli Euganei.
Il paese abitato fin dai tempi romani, acquistò importanza dopo che Francesco Petrarca, sommo poeta della lingua italiana, desiderò trascorrere gli ultimi anni della sua vita nella caratteristica serena quiete del luogo. Il paese ne conserva la casa e la tomba con le spoglie.
Si può dire che viva nella memoria del poeta e cià favorì nei secoli successivi il sorgere di case e ville di molte famiglie venete, che costituiscono oggi un vero patrimonio artistico ed architettonico
Arquà petrarca conserva alcuni importanti edifici dei secoli XIV e XV,
Oltre alla tomba del poeta in marmo rosso, collocato sulla piazza del paese, va ricordata la chiesa arcipretale di S. Maria, di poco posteriore all'anno Mille, ampliata e impreziosita da un complesso pittorico dal gusto bizantino fino all'inlusso di Giotto: di particolare interesse è la tela di Palma il Giovane, "L'Ascensione".

Non meno interessanti sono la casa del Petrarca e l’oratorio della Trinità del secolo XII ed ampliato nel secolo XIV.

domenica 30 ottobre 2011

Sappada: una perla delle Dolomiti.




Ai confini tra il Veneto e il Friuli, ma ancora nelle Dolomiti nella provincia di Belluno si situa ad un’altitudine di 110metri sul livello del mare Sappada (Plodn), una vera perla con paesaggi incantevoli non inferiori a quelli della rinomata Cortina d'Ampezza.



La Storia

Le origini di Sappada non sono certe, l'ipotesi più probabile è che nell'XI secolo alcune famiglie provenienti dalla vicina Austria (secondo la leggenda dal paese di Innervillgraten) si insediarono nella valle con l'autorizzazione del patriarca di Aquileia e dietro pagamento di una somma annuale.

La valle all'epoca era disabitata e incolta e i sappadini iniziarono una paziente opera di disboscamento e coltivazione; in breve nacque un piccolo paese formato da 15 borgate tante quante erano le prime famiglie che vi si insediarono. Il paese è costituito da caratteristiche case in legno adagiate nel soleggiato versante nord della valle. Intorno al paese verdi pascoli per l'allevamento dei bovini, campi di segale, avena, orzo e legumi e oltre ad essi boschi ricchi di selvaggina.

Nel 1500, oltre alle attività agricole e di pastorizia prosperava anche il commercio del legname grazie alla forte richiesta di legno per barche da parte della Repubblica di Venezia.

Dopo una breve parentesi di dominazione francese nel 1814 Sappada passò sotto gli austriaci cui si devono le prime scuole e opere pubbliche.

Nel 1852 Sappada passava dalla provincia di Udine a quella di Belluno che a sua volta, qualche anno dopo, veniva annessa all'Italia (1866).

Durante la prima guerra mondiale furono combattute molte battaglie sulle montagne circostanti e si possono ancora oggi trovare i reperti risalenti a tali scontri. Molte donne sappadine inoltre furono portatrici carniche, donne che volontariamente compivano centinaia di metri di dislivello per diverse volte al giorno per rifornire di viveri e munizioni i soldati italiani al fronte. Dal 1916 al 1917 il paese fu evacuato perché gli abitanti erano sospettati di simpatie filo-austriache a causa del loro dialetto: la popolazione fu dispersa nelle Marche, in Toscana (presso il Comune di Arezzo fu istituita la sede provvisoria del Comune di Sappada), in Campania ed in Sicilia.

Nella seconda guerra mondiale il paese fece parte della Repubblica libera della Carnia e fu teatro di scontri tra partigiani e tedeschi. Alcuni sappadini furono condotti ai campi di concentramento, tra cui Dachau. Nel dopoguerra a causa della carenza di lavoro molti sappadini emigrarono all'estero, in particolare in Svizzera e Germania. In seguito lo sviluppo del turismo cambiò anche l'economia del paese, e molti emigrati tornarono a casa per dedicarsi all'attività terziariaambiente che circonda

La Natura

Sappada è ancora incontaminato e questo si riflette positivamente nella varietà di specie animali e vegetali che vivono nella valle. Nelle foreste di abeti e di larici che circondano Sappada con un po' di fortuna si possono osservare: il gallo cedrone, il fagiano di monte, la pernice bianca, l'ermellino, la volpe comune, la lepre alpina e lo scoiattolo. Se si sale più in alto si possono incontrare marmotte, camosci,cervi,e caprioli. Inoltre sono presenti in questa zona due coppie di Aquila del Bonelli, che si possono notare osservando in particolare le creste del Monte Ferro, le cime del gruppo delle Terze, il Monte Chiadin ed il Peralba, dove nidifica in luoghi poco accessibili. Tra i fiori, tutti rigorosamente protetti crescono: il Raponzolo di roccia, l'erica, il ciclamino, la genziana, il ranuncolo; inoltre nella regione dolomitica crescono oltre cinquanta specie di orchidee selvatiche.


L'arte
Sappada è un paese ridente che si spiega in tante borgate ,tutte dotate di un fascino peculiare, in cui si snodano case leggiadre e sempre fiorite intervallate da chiesette votive antiche e con pregi pittorici.
Sappada è meravigliosa in tutte le stagioni: d'inverno è letteralmente sommersa dalla neve che nelle giornate serene riflette in uno scenario di incanto i raggi solari; d'estate incantevole per le sue montagne e passeggiate tra cui si segnala quella alle sorgenti del Piave.
Desta pregevole interesse la chiesa al centro di Sappada dedicata a Santa Margherita e la chiesa dedicata al santo guerriero Osvaldo proprio ai limiti del Paese verso il Friulihiesa di Santa Margherita, sita in borgata Granvilla, di stile barocco risalente al 1779, è la chiesa principale del paese. Fu costruita da Mistro Tommaso da Lienz tra il 1777 e il 1779, su modello di altre chiese del Tirolo. All'interno sono presenti numerosi affreschi di Francesco Barazzuti realizzati nel 1906: l'Assunta in cielo (volta della navata), Crocefissione (abside), Morte di San Giuseppe (parete sinistra), Martirio di Santa Margherita (parete destra); invece la pala dell'altare maggiore in fondo all'abside fu dipinta da John Riessler nel 1802. Il campanile è munito di un concerto di tre campane: la maggiore dedicata a Santa Margherita, la mediana a S. Maria Santissima e la minore ai SS. Erma e Cora e Fortunato e termina con una torretta ottagonale coronata da una cuspide sagomata.
Santuario Regina Pacis, sito in borgata Soravia, è stato costruito nel 1973 per assolvere un voto espresso durante la seconda guerra mondiale, su progetto dell'architetto Luciano Ria. All'interno sono presenti le sculture di Augusto Murer e rappresentano le angosce di guerra, infatti il rilievo maggiore, anziché raffigurare la Vergine Maria, raffigura il grido di dolore di una donna con diverse interpretazioni che il suo braccio rivolto al cielo può indurre.
Chiesa di Sant'Osvaldo, sita a Cima Sappada, fu costruita nel 1732 al posto di un precedente edificio più modesto. Venne restaurata da famiglie della borgata nel 1819, poi altri lavori vennero eseguiti nel 1906 e nel 1954. Ha il portico aperto ai lati, sul modello delle chiesette della vicina Carnia, dalle linee semplici e armoniose.
Via Crucis in borgata Mulbach, con una serie di 13 cappelline delle stazioni che conducono alla Chiesetta del Calvario accanto alla quale si elevano le tre croci del Golgotha.
Cappellina di Sant'Antonio, situata nella parte alta di borgata Bach, costruita nel 1726, è la più antica cappella di Sappada. Sopravvisse miracolosamente all'incendio del 1908 che distrusse la borgata Bach. L'interno è caratterizzato dall'abside poligonale e da una pregevole volta a vele decorata ad affresco con i simboli degli evangelisti.

Lingua sappadina

Il dialetto o meglio la lingua di Sappada è affine a quello bavaro-tirolese parlato nelle comunità germanofone della Carnia come Sauris e Timau, ma anche al cimbro. Per le sue particolari caratteristiche, è spesso oggetto di studi, ricerche, convegni e tesi di laurea; recentemente è stato valorizzato anche nelle aule scolastiche di Sappada.

Tradizioni e folklore

Il folklore sappadino si esprime attraverso le danze e le musiche del gruppo folkloristico degli Holzhockar (i taglialegna), composto da una trentina di elementi, tra ballerini e musicisti. Il gruppo esegue le danze mimiche della vita di un tempo; con i loro costumi tipici sappadini e l'allegria dei balli e delle musiche animano le sagre e le feste del paese.

Le tradizioni sono numerose e tenute vive. La più nota riguarda il Carnevale con i suoi festeggiamenti e le maschere tipiche. Tra le tradizioni religiose, va ricordato il Pellegrinaggio al Santuario della Madonna Addolorata nel paesino di Maria Luggau in Carinzia (Austria), che tutti gli anni il terzo week-end di settembre, i sappadini e alcuni turisti compiono a piedi, attraverso il sentiero che in circa 9 ore di cammino conduce in Austria.

Come si arriva Sappada.


Si raggiunge facilmente Sappada con l’auto oppure con il treno fino a Calalzo ove si prende un’autolinea che porta fino a Sappada.

venerdì 7 ottobre 2011

La comunità armena di San Lazzaro.


Venezia è una meta frequentatissima da parte dei turisti di tutto il mondo, attratti dal fascino della laguna, dall’arte, dai paesaggi peculiari della "Serenissima"
Ma non tutti conoscono San Lazzaro degli Armeni, una piccola isola nella laguna veneziana, che si trova immediatamente ad ovest del Lido.
L'isola che è uno dei primi centri del mondo di cultura armena, proprio perché situata ad una certa distanza dalle isole principali che formano il centro storico di Venezia, era nella posizione ideale per lo stazionamento in quarantena e per tale ragione fu perciò usato dal XII secolo come lebbrosario (lazzaretto), ricevendo il relativo nome da San Lazzaro mendicante, patrono dei lebbrosi.
Nell 1717 la Repubblica di Venezia consegnò l’isola di San Lazzaro ad un gruppo di monaci armeni che erano fuggiti dalla persecuzione turca ad Istanbul,
Mekhitar ed i suoi diciassette monaci restaurarono la chiesa e ivi costruirono un monastero, ingrandirono di quattro volte l'isola fino alla attuale grandezza di 3 ettari.
Oggi l'isola di San Lazzaro è occupata completamente da un monastero che è la casa madre dell'ordine dei Mekhitaristi.
La Chiesa di San Lazzaro degli Armeni ospita una biblioteca di circa 200.000 volumi, così come un museo con oltre 4.000 manoscritti armeni e molti manufatti arabi, indiani ed egiziani, tra cui la curiosa mummia di Nehmeket del 1000 a.C. Nella ricca biblioteca sono custodite anche molte opere d'arte di Palma il Giovane e Ricci, oltre ad un bell'affresco del Tiepolo.
I collegamenti con l’isola sono tutt'altro che frequenti e sembra vi sia una sola visita guidata al giorno.
Non si può trascurare di porre in evidenza in queste brevi note che l’isola degli armeni può essere considerata una piccolissima, ma significativa comunità di lingua Armena.