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domenica 5 giugno 2016

Gaeta: la Cappella d'oro ovvero del dogma dell'Immacolata Concezione.

Alla bella città di Gaeta , situata sulla bellissima costa laziale a  sud di Latina, è legato il dogma dell'Immacolata Concezione , uno dei cardini forndamentali della religione cattolica.
Infatti è proprio  qui nella Cappella d'oro gioello mirabile della Chiesa dell'Annunziata, che papa Pio IX veniva spesso per pregare, durante il suo esilio a Gaeta a seguito dei moti che portarono alla costituzione della Repubblica Romana. Ed è proprio qui che, papa Pio IX, trovò l’ispirazione per proclamare il dogma dell’Immacolata Concezione.
 Annessa alla Ss. Annunziata, la cappella, detta anche Cappella dell'Immacolata, è stata restaurata nel 1989.
Si tratta di un ricchissimo ambiente rinascimentale nel quale Pio IX meditò il dogma dell'Immacolata Concezione e Giovanni Paolo II sostò in preghiera nel 1989.
Alle pareti si trovano 19 tavole del Criscuolo (1531) che la rivestono interamente, inserite entro cornici intagliate e dorate suddivise da pilastrini a candelabre;
Il soffitto in legno è intagliato ed impreziosito da decorazioni in azzurro e oro zecchino, mentre lungo le pareti trovano posto 19 tavole, realizzate dal pittore gaetano Giovanni Filippo Criscuolo intorno al 1531, che raffigurano diversi episodi della nascita e dell’infanzia di Gesù. Un preciso riferimento al fatto che nel Trecento la cappella apparteneva a un’opera sociale dedicata ai bambini.
Qualche cenno  va dato anche all'annessa chiesa della Santissima Annunziata.
Ddi origine angioina, è visibile dal lungomare di Gaeta, con la sua imponente facciata barocca realizzata da Andrea Lazzari, a cui dà slancio un campanile a vela con un orologio maiolicato, opera realizzata nel settecento da Matteo De Vivo. Costruita nel 1321 (di questa prima costruzione rimane solo un portale in stile gotico sul fianco sinistro), la chiesa è stata ristrutturata nel 1621.


    sabato 19 luglio 2014

    Villa Lante, uno dei capolavori del Vignola

    Siamo sulla via Francigena ed in particolare lungo una strada romana che attraversa i monti Cimini.
    Lì si trova B di aagnaia  città di orgine medievale ed un tempo nel XIII secolo tutta di proprietà del Papa.
    Nel XVII secolo il centro di bagnaia si arricchì dal punto di vista architettonico soprattutto per la costruzione della celeberrima villa Lante
    Si  tratta di un meraviglioso complesso con annesso uno dei più famosi giardini italiani manierestici del XVI secolo.
    E' attribuito a Jacopo Barozzi detto il Vignola
    La villa si compone infatti di due casini pressoché identici, anche se costruiti da proprietari diversi in differenti periodi, separati da 30 anni.
    Le due costruzioni quadrate hanno un piano terra ad arcate bugnate, o logge, che sostengono il piano nobile sovrastante.
    Ciascuna facciata, su questo piano, ha esattamente tre finestre, che alternano frontoni curvi o a punta. Ciascuna finestra è divisa da coppie di paraste. Un piano superiore è appena accennato da piccole finestre rettangolari, del tipo mezzanino, che si aprono in posizione corrispondente rispetto quelle del piano nobile.
    Ogni casino è sormontato da una lanterna, che si erge sulla sommità del tetto di tegole spioventi. Qu
    Ciascuno di questi casini, nel loro severo stile manierista, fu costruito da distinti e scollegati proprietari. Villa Lante fu dapprima commissionata dal cardinale Gianfrancesco Gambara che diede il proprio cognome al primo casino.
    Sembra che i lavori di costruzione siano iniziati nel 1566, del casino che si incontra sulla destra entrando. Si pensa che Gambara abbia commissionato al Vignola il progetto (la villa è attribuita unicamente a lui), l'avvio dei lavori e il disegno dei giardini che l'hanno resa giustamente famosa. Il primo casino e il giardino superiore furono in breve completati, ma i lavori rimasero sospesi per tutto il resto della vita del cardinal Gambara.
    Dopo la morte del Gambara, avvenuta nel 1587, gli successe quale Amministratore apostolico di Viterbo, il nipote diciassettenne di papa Sisto V, il cardinale Alessandro Peretti di Montalto.
     Fu lui, poco più che un bambino, a completare il progetto a Bagnaia e a costruire il secondo casino.
    I due casini differiscono molto negli affreschi: pittura paesaggistica nel casino Gambara mentre gli affreschi del casino Montalto, realizzati da un artista più tardo, sono in uno stile più classicheggiante.
     
    I giardini costituiscono l'attrazione principale di Villa Lante, specialmente i giochi d'acqua, dalle cascate alle fontane ai grottini sgocciolanti. Questa armonia di acque e la perfezione del suo flusso fu raggiunta solo quando l'architetto chiamò a sé, da Siena, uno specialista di architettura idraulica, Tommaso Chiruchi, con il compito di supervisionare il progetto idraulico.
    Sono giardini ampi e stupendi tutti da descrivere  soprattutto per le loro fontane  dai mirabilio giochi d'acqua.
    Il punto centrale o meglio il cuore ddei giardini è rappresentato dalla celebre Fontana dei Mori del Giambologna: quattro mori, a grandezza reale, disposti a formare un quadrato attorno a due leoni; tengono in alto la montagna araldica sormontata dal getto della fontana in forma di stella, lo stemma dei Montalto.
    Il giardi Questo è il punto focale di questa insolita disposizione di casini e parterre.
    I Mori delimitano lo spazio che ci si aspetterebbe veder occupato da un grande palazzo affiancato dai due casini. Solo qui ci si rende conto che l'intero complesso è, nei fatti, una perfettamente pianificata composizione priva di ostentazione. Qui il giardino non è concepito come una mera appendice o a, al più, un complemento, ma è parte integrale dell'originale concezione della villa nel suo insieme.






     

    sabato 31 maggio 2014

    Capranica Prenestina: la Chiesa di Santa Maria Maddalena


    Capranica Prenestina, da non confondersi con Capranica sorge sulla dorsale dei Monti Prenestinii che raggiungono e superano i 1200m con il Monte Guadagnolo ad est di Roma, dove è posta l'omonima frazione di Guadagnolo che rappresenta il centro abitato non comunale più alto del Lazio.
    A Capranica molti sono i monumenti di indubbio interesse artistico.
    Il vero gioiello, autentica opera d'arte,è la chiesa dedicata a Santa Maria Maddalena, dedicata al cardinale Domenico Capranica fondatore nel 1456 dell'omonimo collegio romano.
    La presenza di un campanile in facciata, posto fuori asse rispetto alla chiesa, fa presumere l’esistenza di una costruzione diversamente orientata rispetto a quella attuale, costruita nel XII-XIII secolo, anche in considerazione al suo orientamento est-ovest tipico dell’epoca.
    Il primo documento noto che menzioni una chiesa in Capranica Prenestina dedicata a S. Maria Maddalena è solo del 1449 quando si diceva che era dotata di una cappella di S. Stefano, proprietà della famiglia Capranica, in seguito estinta.
    L’attuale chiesa, dedicata a Santa Maria Maddalena, è frutto di varie ricostruzioni, ma conserva ancora intatta la testimonianza della sua prima fase costruttiva nel campanile, alto 17 metri, a pianta quadrata, con tre ordini di finestre.
    L’attuale facciata della chiesa, con il profilo a capanna, è semplice e caratterizzata da tre finestre tamponate. . Sopra la porta d’ingresso viene ancora conservato lo stemma della famiglia Capranica.
    L’interno della chiesa, completamente ricostruita nel 1520 da Giuliano Capranica  presenta oggi un’unica navata cinquecentesca.
    Tra il 1868 e il 1869 la chiesa subì un’ulteriore trasformazione con la realizzazione di un nuovo ambiente laterale, che comportò l’apertura e la demolizione di due altari sul fianco ovest della navata centrale. La nuova navata laterale, corredata di due altari e di Sacrestia, conserva il leone reggistemma, scultura in marmo bianco, utilizzato come acquasantiera, attribuito a Michelangelo Buonarroti.













     

    domenica 16 marzo 2014

    Il complesso di San Cosimato lungo la Via Benedicti.


    Ci troviamo nella valle dell'Aniene sulla via Benedicti.
    E' un intenerario che si snoda tra borghi immersi in una stupenda natura e che collega 15 abbazie benedettine tra Umbria, Lazio e Molise.
    Tra queste il convento  di San Cosimato e le chiesi rupestri a Vicovaro, ilm Santuario della Mentorella a Guadagnolo,  i monasteri di Santa Scolastica e San Benedetto a Subiaco, la chiesa di San Pietro ad Affile.
    Ci soffermiamo sul complesso archeologico d San Cosimato che si trova ad 1 chilometro dall'uscita Vicovaro-Mandela  dell'autostrada Roma l'Aquila,
    Si trova  ,proprio su uno sperone roccioso a picco sull'Aniene nel contesto natutalistico del parco Regionale dei Monti Lucretili, meta preferita dei visitatori del Grand Tour.( nel riquadro il dipinto di Joseph Wright del 1786 prso dalla rete internet).
    Interessante è la visita non dolo della chiesa, ma anche delle chiese rupestri e dei resti  degli antichi acquedotti romani Marcio e Claudio.
    San Benedetto, secondo quanto si tramandi, ebbe la sua prima esperienza monastica prima di ritornare a Subiaco e fondare  l'Ordine dei Benedettini, proprio a San Cosimato.
    Nel refettorio scavato nella roccia sarebbe avvenuto in tentato avvelenamento  di San Benedetto elettovi abate.
    Nel VI secolo la comunità monastica eresse tra i ruderi romani , una chiesa ed un monastero dedicati ai SS medici Cosma e Damiano ( San Cosimato)
    Il monastero sarà devastato da Totila nel 545, poi da Autari nel 589 e poi distrutto  dai Saraceni (sec IX) che proprio nella piana antistante il monastero  furono battuti  ne916  dalle truppe di San Giovanni X e dei suoi alleati.
    In seguito passò ai cistercensi  sino al 1407.
    In seguito l'intero complesso  soppresso nel 1656 rimase abbandonato fino al 1668 quando passò ai Francescani riformati dei ritiri o Recollettati.
    La chiesa, recentemente restaurata, presenta all'esterno un portico rinascimentale (sec X V-XVI) con ed un dipinto di San Leonardo lunette affrescate dal Rosati (1670) e al suo interno più cappelle decorate.
    Dal piazzale antistante la chiesa, si raggiunge il primo gruppo di grotte, tra cui quella dell'ex oratorio di San Michele che, secondo la tradizione, fu il famoso refettorio  della comunità sarabaita ( gruppi di monaci  che vivevano in comunità senza alcuna regola) ed in cui fu custodita per secoli la pietra macchiata dal vino avvelenato propinato a San Benedetto.
     
     
        
           















     

    domenica 9 marzo 2014

    Rieti meta importante dei viaggiatori del Gran Tour

    L'Italia è stata immortalata dai viaggiatori del Gran Tour come Goethe e Stendhal.
    Lear è un altro grande viaggiatore che fece tappa nella Sabina ed in particolare a Rieti, Città duccale ed Antrodoco.
    Da abile paesaggista lasciò suggestivi scenari in pittoresche cartoline  inviate ad amici all'estero-
    Sono mirabilmente disegnati paesaggi, ma anche immagini di vita quotidianam viuzze prulicanti di pesone.
    Ebbene Rieti è un tema centrale del suo bagaglio artistico.
    Egli ne rimase estasiato durante il suo soggiorno.
    Sulle orme di Lear diamo uno sguardo alla Rieti di oggi. Rimane bellissima e piena di fascino.
    La sua cona è stupenda e delimitata dai Santuari francescani di Fonte Colombo, la Foresta, Greggio e Poggio Bustone, in modo da formare un ideale segno di croce.
    Rieti è bagnata dal Velino che attraversa tutta la piana reatina e forma la cascata delle Marmore in provincia di Terni. 
    Molto vi è da vedere, vi è solo l'imbarazzo della scelta.
    Merita anzitutto di essere scoperta la Rieti sotterranea che custodisce un viadotto costruito dai Romani nel III secolo a.C. per eialzare la via Salaria, l'antica via del sale e preservarla dagli allagamenti dovuti alle piene del fiume.
    Un vero vanto per la città è il teatro comunale di Tito Flavio Vespasiano: è uno dei più belli d'Italia soprattutto per l'eccellente acustica.
    L'edificio iniziato nel 1854 fu inaugurato nel 1893. L'intera cupola è occupata da il trionfo di Vespasiano s di Tito dopo la presa di Gerualemme dipinto da Giulio Rollan nel 1901.
    Assume interesse è la cattedrale di Rieti dedicata all'Assunta. Fu costruita a partire dal 1109 per volere del vescovo Benincasa, sul luogo dell'antica basilica di Santa Maria (VI secolo).
    La facciata della chiesa consacrata da Papa Onorio III fu restaurata in stile romanico nel 1941


     

    sabato 14 dicembre 2013

    Greccio: il luogo del presepio vivente


    E' tempo di Natale ed è bello parlare dei luoghi della nostra tradizione cristiana!
    Uno dei posti più suggestivi del Lazio nella provincia di Rieti lungo un'antica via del giubileo si trova Greccio tanto amato da Francesco d'Assisi.
    L'eremo di Greccio dove i frati erano virtuosi e poveri,,,,,-
    Incassato nella roccia, l'eremo di Greccio è un tutt'uno di architettura e natura ed è immerso nel verde di boschi rigogliosi di lecci  dove peregrinò solitario San Francesco.
    Il santuario è celebre in tutto il mondo per essere stato scelto dal Santo d'Assisi come teatro della prima rievocazione della Natività di Betlemme della storia del Cristianesimo avvenuta nel 1223.
    Questo luogo  incluso dall'Unesco nel patrimonio mondiale dell'Umanità, fu scelto dal santo poverello per romitaggio.
    Nella cappella di Santa Lucia con affreschi quattrocenteschi di scuola umbra fu appunto realizzato il  primo presepio vivente.
    Vi soggiornò anche San Bonaventura (1260-1270).
    L'area sacra comprende il primo dormitorio con la cella di San Francesco ed il pulpito di San Bernardino;la chiesa di San Francesco con la volta affrescata a stelle e l'agnello Pasquale. il ritratto del Santo eseguito poco prima della sua morte ed il convento di San Bonaventura.
    Il cuore del santuario è proprio la piccola cappella del Presepe: sopra l'altare vi è un affresco quattrocentesco che rievoca la natività ed in cui la vergine è colta  nell'intimo gesto di allattare il Bambino alla presenza di San Giuseppe.,
    Sulla sinistra si stende la rievocazione della Natività voluta da San Francesco a Greccio: il Santo in vesti di Diacono , è inginocchiato al centro della scena davanti al bambino, alle sue spalle il popolo di Greccio assiste al miracolo. L'affresco è attribuito all'anonimo maestro di Narni del 1409.
     Lungo un sentiero si raggiunge la roccia del Tizzone dalla quale si narra che un ragazzo del paese abbia lanciato un tizzone ardente che cadde proprio  nel punto dove venne edificato il convento..
    Vicino è situata anche la grotta del Beato Giovanni da Parma.





    venerdì 1 novembre 2013

    La basilica di San Pietro in Vincoli a Roma



    Uno dei luoghi eccelsi dal punto vista artistico, più frequentato da coloro che vengono a Roma, è la basilica di San Pietro in Vincoli .
    E' comune e ricorrente l'associazione di idee tra la basilica e lo stupendo Mosè scolpito da Michelangelo.
    Eppure saremmo superficiali se limitassimo la visita della Basilica al solo Mosè
    Si tratta di una basilica costruita nel 442 presso le terme di Tito all'Esquilino da Licinia Eudossia figlia di Teodosio II e moglie di Valentiniano III sul luogo di un precedente luogo di culto cristiano indicato come titulus apostolorum.
    L'imperatrice  fece costruire la chiesa per custodire le catene ( vincula) di San Pietro che la madre l'imperatrice Elia Eudocia aveva avuto in dono a Giovenale, patriarca di Gerusalemme durante il suo viaggio in Terra Santa insieme alle catene che avevano legato il sSanto nel carcere Mamertino.
    L'edificio fu restaurato da papa Adriano I nel 780 e nel 1471 da papa Sisto IV e nel 1503 da Giulio II
    Al restauro di Giulio II risale l'architettura attuale della chiesa con il portico d'ingresso  e la ristrutturazione del convento annesso,
    Il meraviglioso chiostro  è attribuito dal Vasari a Giuliano da Sangallo.
    L'interno è diviso in tre navate separate da 20 colonne antiche di marco greco.
    La volta a botte ribassata dalla navata centrale mostra un grande affresco di Giovanni Battista Parodi.
    Nella basilica vi è anche la tomba di  Antonio e Piero del Pollaiolo. 
    Vi sono anche dipinti del Guercino e del Dominichino.
    Vi sono altresì molte sepolture di personaggi importanti della gerarchia ecclesiastica.
    Di particolare interesse è il mosaico posto circa a metà della navata in cui è raffigurato San Sebastiano come un uomo anziano.
    Riteniamo superfluo addentrarci sul Mosè di Michelangelo  su cui sono state scritte pagine e pagine della critica della storia dell'arte.
    Ci limitiamo a scrivere che il Mosè fa parte della tomba di Giulio II situata nel transetto destro. Ne fanno parte anche opere minori di Michelangelo raffiguranti Rachele e Lia.

    mercoledì 18 settembre 2013

    La chiesa dei Santi Andrea e Claudio a Roma


    Nel cuore di Roma , nell'ara ormai dedicata essenzialmente agli uffici del Parlamento, si situa a ridosso di Piazza San Silvestro la chiesa dei Santi Andrea e Claudio dei Borgognoni.
    La chiesa è legata alla storia dei Borgognoni, che, verso la fine della guerra dei trenta anni, emigrarono nel numero cospicuo di dodicimila dalla Borgogna a Roma , per unirsi ad una comunità di commercianti e banchieri che  più di cento anni prima si era stabilita  nella città nei pressi di via del Corso (Via Borgognona).
    Nel 1652 fu costituita una confraternita che acquisto un terreno nei pressi di San Silvestro ove fu eretta la chiesa nei cui vicinanze fu anche aperto un ospizio per i pellegrini.
    L'edificio fu proclamato chiesa nazionale della Borgogna.
    La chiesa seicentesca , dopo essere stata demolita nel 1726 ed appena un anno dopo iniziarono i lavori  del nuovo edificio consacrato nel 1731 e dedicato ai due santi Claudio, martire del III secolo ed Andrea Apostolo. Dal 1886 è affidata ai padri sacramentini.
    Nella facciata vi sono le statue dei due santi protettori Andrea e Claudio, mentre l'interno si presenta a croce greca con cupola emisferica, Sull'altare maggiore è ben visibile una scultura in bronzo raffigurante il globo terrestre che fa da trono all'esposizione eucaristica all'interno di una raggiera dorata sovrastato da un affresco  che raffigura l'eterno benedicente.
    Molto preziose sono anche le cappelle laterali.




    lunedì 9 settembre 2013

    Le arciconfraternite nelle chiese di Roma,

    Una delle interessanti caratteristiche della storia di Roma legata alla rete ecclesiastica delle molteplici chiese che insistono sul territorio,sono le Confraternite i cui membri non danno voti, nè vivono in comune, ma sono costituite  con formale decreto delle autorità ecclesiastiche.
    Ebbene moltissime chiese di Roma ospitano le confraternite di cui le maggiori sono le arciconfraternite costituite come associazioni di fedeli a scopo religioso o  come istituzioni di beneficenza.
    Moktissime di queste chiese esistono tuttora  come ad esempio:
    La chiesa dei Santi Luca e Martina della confraternita degli artisti
    Santi Cosma e Damiano dei barbieri
    San orenzo in Miranda dei farmacisti.
    Sant'Omobono dei sarti.
    San'Eligio al  Velabrodei Fabbri.
    Oratorio di Sant'Andrea dei pescivendoli.
    Sana Maria dell'Orto dei pizzicaroli.
    San Rocco degli osti.
    San Tommaso dei Cenci dei vetturini
    Santa Maria della Quercia dei Macellai di cui è riportata la foto illustrativa.
    Sant'Anna dei Palafrenieri.
    Sono tutte chiese maggiori e minori  ben note nella storia artistica di Roma.
    Basti pensare a Santa Maria della quercia dimora dei macellai  con un interno a croce greca con cupola e tre cappelle.
    Sull'altare si trova l'immagine della Madonna della quercia di Viterbo e nella volta il sacrificio di Isacco di Sebastiano Conca.






    domenica 21 aprile 2013

    Le case romane del Celio

    Al Celio, non lontano dal Colosseo e dal Palatino, in un'area in cui si trovano chiese importanti di Roma come S. Gregorio, S. Maria in Domnica, S. Stefano Rotondo e la basilica dei SS Giovanni e Paolo si trova il clivo di Scauro ove si possono ammirare delle case della Roma antica.
    La struttura archeologica è molto articolata perché l'attuale muro perimetrale della chiesa paleocristiana databile al V secolo ha inglobato  la facciata dell'antica insula, della quale si riconoscono il portico ad archi  lungo il clivo e le finestre dei due piani superiori.
    L'itinerario si snoda attraverso oltre 20 ambienti  ipogei su vari livelli , in parte affrescati  con pitture databili tra il III secolo d. C e l'età medievale.
    Il complesso , formato da tre case per abitazione del II sec  d.C viene trasformato  nella metà del III secolo in    edificio porticato con botteghe a livello strada , retrobotteghe  che affacciavano su un cortile  ed appartamenti per abitazione ai piani superiori.
    Tra la fine del III secolo e l'inizio del IV, le unità abitative  probabilmente, a seguito  dell'acquisto da parte di un unico proprietario, vengono ristrutturate e stravolte e diventano  un'elegante domus signorile con ambienti di rappresentanza decorati  da affreschi.
    Il nucleo principale è costituito da una domus su due livelli del II secolo d. C, occupata da un impianto termale privato ( balneum) al pano inferiore e da un'insula , caratteristico caseggiato popolare con un portico e taberne al livello stradale ed abitazioni ai piani superiori, costruita all'inizio del III secolo d C lungo il clivo di Scauro
    Nella seconda metà del IV secolo in seguito alla traslazione di reliquie di corpi venerati identificati, secondo la tradizione, nei santi titolari della Basilica, viene realizzata una confessio, cioè una nicchia  su un pianerottolo rialzato affrescata con rappresentanze di storie di martiri cristiani. Sulla nicchia si  apre una fenestella confessionis e nel tufo naturale si aprono tre cavità che sono state interpretate come tombe.




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    mercoledì 17 aprile 2013

    La Mentorella: il santuario più alto del Lazio.











    Nel territorio di Capranica Prenestina si trova  il santuario della Mentorella , dedicato a Santa Maria delle Grazie ed ubicato su una roccia a strapiombo. 
    Fu costruito nel IV secolo dall'imperatore Costantino sul luogo della conversione di S. Eustachio.
    Nel VI secolo viene donata ai Benedettini e diviene fino al XV secolo proprietà dell'abbazia di Subiaco, Abbandonata dai monaci benedettini , subì un degrado  fino al XVII secolo quando fu scoperta  dal gesuita Kicher  che ne diresse il restauro.
    La facciata della chiesa è di grande semplicità architettonica ed è adornata da due finestrelle.
    L'interno è a tre navate  semplice ed austero. La navata centrale è più alta e vasta delle laterali divise tra loro da grandi archi a sesto acuto, piuttosto schiacciati e larghi sorretti da grossi pilastri rettangolari.
    Dallo stile e dalle notizie storiche si può dedurre che fu costruita nel secolo XII 
     Ospita una grotta naturale che si trova dietro la chiesa dove San Benedetto da Norcia visse per due anni
    Nella chiesa è conservata una preziosissima statua lignea della Madonna delle Grazie e del Bambino,
    Dal santuario custodito dai Padri Resurrezionisti polacchi si ammira un panorama stupendo, lo stesso che si gode  Guadagnolo, il  paese più alto del Lazio con la sua altitudine di 1218 mt.
    Il santuario fu caro a Giovanni Paolo II che vi andò in pellegrinaggio.




    domenica 3 febbraio 2013

    Caravaggio e Dominichino nella chiesa di San Luigi dei Francesi a Roma





    Si entra nella chiesa di San Luigi dei Francesi e ci si ritrova in pieno territorio transalpino.
    La chiesa venne fatta erigere dal 1518 al 1589 dal futuro Papa Clemente VII, Giulio dei Medici. Vi lavorarono Domenico Fontana e Giacomo della Porta,
    La facciata che è in travertino ed è divisa in due ordini ripartiti in cinque campi da paraste in stile corinzio e tuscanico.
    La pianta dell'edificio religioso è a tre navate, sulle quali si aprono cinque cappelle, separate da pilastri.
    La chiesa conserva alcuni capolavori  assoluti della pittura, tra cui il magnifico ciclo di opere di Caravaggio, incentratoo sulla figura di San Matteo.
    Particolarmente pregevole è la vocazione di San Matteo, celeberrima opera di Michelangelo Merisi in cui assume un ruolo importante la funzione della luce nella pittura.
    All'interno nelle varie navate e nelle cappelle sono conservati altri tesori dell'arte iconografica oltre alla vocazione  di San Matteo, quali la Storia della vita di Santa Cecilia del Domenichino, San Matteo e l'angelo ed il martirio di San Matteo sempre del Caravaggio ed il giuramento di Clodoveo di Jacopino del Conte.


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    lunedì 7 gennaio 2013

    Santa Prisca a Roma ed il suo mitreo.

    Abbiamo a suo tempo già parlato della chiesa di Santa Prisca, quando abbiamo ripercorso un itinerario romano mitraico di cui punto di riferimento importante è quello di Santa Prisca assieme a quello di San Clemente.
    La chiesa è antichissima ( IV secolo?).. Sorse sulla casa romana della matrona Prisca e di suo marito Aquila, ricordati nelle epistole di San Paolo e noti soprattutto per avere ospitato a lungo San Pietro.
    Nei sotterranei vi sono i resti  di un edificio romano, forse la casa stessa insieme con il mitreo del III secolo, ornato dalle strane e tuttora  parzialmente misteriose pitture pittoriche tipiche di questo culto esoterico..
    La chiesa fu accorciata e rifatta nel XVII secolo e poi ancora rimaneggiata nel secolo successivo,ma conserva ancora le colonne antiche che dividevano le tre navate..
    La facciata  è di Carlo Lombardi (XVII secolo). Nel battistero si trova un capitello romano usato come fonte battesimale e che, secondo la tradizione.sarebbe servito per lo stesso scopo a San Pietro che qui battezzo Aquila e Santa Prisca. 

    venerdì 23 novembre 2012

    La basilica di Santa Cecilia a Roma e gli affreschi del Cavallini





    Nel cuore di Trastevere si trova la basilica di Santa Cecilia. E' un luogo di culto già attivo nel V secolo, nella domus attribuita a San Valeriano lo sposo di Santa Cecilia che venne martirizzata intorno al 220 dC sotto il pontificato di Urbano I
    La costruzione della basilica si colloca nel IX secolo, sotto il pontificato di Pasquale I.
    Al nucleo iniziale vennero aggiunti tra il XII e il XIII secolo il portico, il campanile , l'ala destra del convento e il chiostro.
    Le opere successive di restauro avvennero intorno al 1540, gli interventi successivi nel 1600 e nel 1724 quando vennero decorati la volta, i coretti e la facciata.  costruita originariamente in pieno stile barocco da Francesco Fuga.
    L'interno è ripartito in 3 navate, di cui la maggiore è affrescata con l'apoteosi di Santa Cecilia di Sebastiano Conca.
    Al centro del presbiterio è posto il ciborio gotico di Arnolfo di Cambio (1293) sostenuto da 4 colonne in marmo nero e bianco ornato con rilievi di angeli, santi profeti ed evangelisti. Nella zona sottostante si trova la statua raffigurante Santa Cecilia nella posizione in cui fu ritrovata negli scavi archeologici.
    Lo scultore è Pietro Maderno fratello del celebre architetto Francesco Maderno.
    Nel catino absidale è il mosaico databile all'820 d C raffigurante il Redentore Benedicente con a sinistra i Santi Paolo, cecilia, Pasquale I e a destra i Santi Pietro, Valeriano ed Agata.
    Dal chiostro , cui si accede dalla navata sinistra, si raggiunge il coro delle Monache in cui si conserva il " Giudizio Universale" dipinto da Pietro Cavallini,( 1289-1293) che costituisce per l'arte medioevale una delle opere più importanti dell'ambiente romano.

    Nella zona sottostante alla chiesa vi è un complesso archeologico costituito da una serie di costruzioni succedutesi dall'età tardo repubblicana ai secoli II e VI di cui rimangono i pavimenti in opus signinum e a mosaico bianco-nero, un ambiente termale, una stanza con 8 silos circolari e vari frammenti di rilievi.
    Un ultimo ambiente è la cripta eseguita con ambienti bizantineggianti ai primi del '900.


    domenica 18 novembre 2012

    La chiesa dei Napoletani a Roma



    Percorrendo la via Giulia a Roma si incontra la chiesa dello Spirito Santo dei Napoletani
    E' stata chiesa nazionale del Regno delle due Sicilie dal 1934 al 1984 , anno in cui con una solenne cerimonia furono traslate in Santa Chiara a Napoli le salme di Re Francesco II delle due Sicilie, della Regina Maria Sofia e della loro unica figlioletta la principessa Maria Cristina Pia che vi riposava dal 1870.
    La chiesa originariamente dedicata a Sant'Aura martire d'Ostia, nel 1572 fu riedificata su disegno di Domenico Fontana: All'inizio del Settecento subi una trasformazione  ad opera di Carlo Fontana.Infine la facciata fu completamente ricostruita nel 1853 da Antonio Cipolla  che operò anche il restauro all'interno della cantoria e dell'abside 
    Si possono ammirare anche opere pregevoli come il Martirio di San Gennaro di Luca Giordano.




    domenica 28 ottobre 2012

    I SS. Quattro Coronati fulgido esempio del Medioevo a Roma



    Per la loro connessione con l'arte marmoraria i Santi Quattro sono anche molto cari alla Massoneria.
    I nomi dei quattro Santi a è dedicata questa bellissima chiesa sono Castorio,Sinfroniano, Claudio e Nicostrato.
    Sono, secondo la leggenda, quattro marmorari cristiani messi a morte sotto Diocleziano per essersi rifiutati di scolpire i pagani
    Il sito si presenta come un antico complesso monastico fortificato di modesta apparenza esterna, costituito da un antico palazzo , da una basilica ed altri spazi  come cortili, cripta , convento ed antico palazzo cardinalizio..
    Risale al IV secolo ed occupa i luoghi di una ricca residenza di età tardo antica.
    Divenne culto cristiano nel 499 data in cui fu già intitolata ai quattro Coronati,
    La parte restante è di età carolingia (fine VII secolo) ed attribuita al Papa Leone IV
    .Dopo l'incendio di Roberto il Guiscardo nel 1094 il papa Pasquale II ne provvide alla ricostruzione
    All'interno possono essere ammirati un'abside unica a Roma che abbraccia tutte e tre le navate
    Nel catino absidale  è rappresentato il Paradiso, mentre al di sotto ci sono due ordini di affreschi:i l primo di sette scene tutte dedicate alla leggenda degli scultori; 
     i matronei della chiesa e soprattutto l'oratorio di San Silvestro decorato da notevoli affreschi del duecento di stile bizantineggiante  con storie di papa Silvestro e dell'imperatore Costantino I, il ciclo degli affreschi dell'area gotica  fondamentale testimonianza dell'arte gotica a Roma attribuiti a Jacopo Torriti.
    Prevalgono le figure umane che si stagliano su un prezioso sfondo blu e che rappresentano  i dodici mesi dell'anno. Al di sopra sono raffigurate le Arti, nei costoloni della volta le quattro stagioni e sulla vela i segni zodiacali in parte oggi perduti.
    Sono di rilevante interesse anche gli oratori di Santa Barbara e di San Nicola.







    sabato 20 ottobre 2012

    La chiesa ucraina dei Santi Sergio e Bacco a Roma




    Nel cuore dell'antico rione Monti si trova la piccola chiesa dedicata ai Santi Sergio e Bacco, che, secondo l'agiografia cristiana, erano due soldati sirianii dell'esercito romano, stanziati in Oriente al tempo di Massimiano Daia, tetrarca di Roma dal 305.
    Si rifiutarono di sacrificare a Giove e perciò furono martirizzati.
    La chiesa ha origini antiche nota sin dal 796 e menzionata ancora nei secoli X e XI come" Eclesia s Sergi in Suburra"; nel corso dei secoli fu assegnata da papi a vari conventi e monasteri finché Urbano VIII la assegnò definitivamente ai monaci ruteni basiliani che ancora oggi la possiedono.
    La chiesa  a cui è annesso un un convento ucraino ha subito varie modificazioni nel corso dei secoli e la facciata, restaurata nel 1970 è in forme neoclassiche e presenta tre ordini.
    Al terzo ordine  si trova una finestra sormontata da un timpano triangolare.L'interno è a navata unica e sopra l'altare maggiore si trova un'immagine della "Madonna del Pascolo"
    La chiesa oggi è chiesa nazionale degli Ucraini. Di notevole interesse l'iconostasi che separa la navata centrale con pitture a fondo d'oro.







    sabato 29 settembre 2012

    L'antica chiesa di Santa Maria in Xenodochio ovvero in Trivio



    Nelle vicinanze della celebre Piazza di Trevi uno dei monumenti più rappresentativi di Roma, si trova  la piccola chiesa di Santa Maria del Trivio.
    La chiesa che resta inosservata a molti ha una storia antichissima  che risale ai tempi dell'imperatore Giustiniano: nacque vicino  ad un annesso ospedale fondato nel 537 da Belisario e le sue vicende rimasero oscure fino al XVI secolo quando la chiesa che ancora conservava il nome di S. Maria in Xenodochio fu ceduta nel 1571 ai Crociferi che tra il 1573 ed il 1575 ne intrapresero la ricostruzione su progetto di Jacopo del Duca, mentre l'interno fu decorato nel corso del Seicento.
    Assume particolare rilievo la facciata  tripartita e tardomanierista a due ordini di diversa altezza.
    L'interno è un'aula rettangolare con quattro cappelle per lato con volta affrescata da Antonio Gherardi con scene della Vita della Vergine tra il 1699 e il 1670, rappresentativa  della pittura tardobarocca.
    In una cappella si trova un bellissimo crocifisso ligneo  opera veneziana della seconda metà del trecento, mentre in un'altra si trovano le spoglie  di S. Gaspare del Bufalo morto nel 1837 e canonizzato nel 1954.
    Sull'altare maggiore è situata  una Madonna con il bambino  del primo quattrocento.
    Dalla sacrestia si accede ad un piccolo chiostro attribuibile a Jacopo del Duca.

















    mercoledì 19 settembre 2012

    Il chiostro cosmatesco della Basilica di San Giovanni a Roma.

    Uno degli itinerari più interessanti da percorrere per un visitatore che già conosce Roma è quello dei chiostri medievali veri centri della vita monastica  che, anche se non sono moltissimi , sono tutti di mirabile composizione architettonica,
    Tra questi eccelle il chiostro di San Giovanni in Laterano una delle quattro basiliche maggiori di Roma.
    Rappresenta il capolavoro dei Cosmati, cioè quei marmorari che rappresentarono una vera dinastia nel Medioevo Romano. 
    Lo stile caratterizzato da finissime lumeggiature a mosaico, policrome fasce dell'architettura che sottolineano vari elementi dell'architettura è appunto detto cosmatesco.
    Il chiostro che è un gioiello di eleganza è un vasto quadrato cinto da un elengatissimo portichetto in cui le arcate  sono rette da colonnine  di forma estremamente varia: diritte, tortili, lisce ed a diverso disegno.
    Tutto questo complesso è opera di due artisti Pietro Vassalletto il vecchio ed il giovane che appartennero alla complicata dinastia dei Cosmati e che lavorarono intorno al terzo decennio del XIII secolo. 

    mercoledì 8 agosto 2012

    Il tempietto del Bramante a Roma


    Quando si parla delle opere architettoniche a Roma il pensiero va sovente al grande Michelangelo ed alla cupola di San Pietro.
    Non bisogna dimenticare tuttavia che a Roma soggiornò il maestro del rinascimento Donato Bramante  che realizzò  il famosissimo tempietto di San Pietro in Montorio nel 1502.
    Si trova, come è noto, in uno dei posti più belli di Roma il Gianicolo da cui si ammira il panorama della città  bagnata dal Tevere e dove si sono soffermati ovviamente in epoche diverse Torquato Tasso e Giacomo Leopardi.
    Il tempietto ricordato nei libri di storia dell'arte anche come tempietto del Bramante è una piccola costruzione a pianta circolare posta al centro di uno dei cortili del convento di San Pietro in Montorio.
    E' un esempio significativo della architettura rinascimentale romana con le tipiche connotazioni a pianta centrale e la ripresa dell'architettura romana antica e la ricerca proporzionale nel rapporto tra le parti.
    L'edificio  nel suo insieme è piccolo, ma l'effetto dell'insieme con il portico dorico il tamburo circolare, la cupola emisferica lo rende armonioso ed addirittura monumentale. L'interno comprende due elementi uno superiore rimaneggiato in epoca barocca ed ornato da belle statue di epoca berniniana, l'altro inferiore, una sorta di cripta fantasiosamente decorata alla metà del '500 con stucchi bianchi e dorati.