domenica 9 marzo 2014

Rieti meta importante dei viaggiatori del Gran Tour

L'Italia è stata immortalata dai viaggiatori del Gran Tour come Goethe e Stendhal.
Lear è un altro grande viaggiatore che fece tappa nella Sabina ed in particolare a Rieti, Città duccale ed Antrodoco.
Da abile paesaggista lasciò suggestivi scenari in pittoresche cartoline  inviate ad amici all'estero-
Sono mirabilmente disegnati paesaggi, ma anche immagini di vita quotidianam viuzze prulicanti di pesone.
Ebbene Rieti è un tema centrale del suo bagaglio artistico.
Egli ne rimase estasiato durante il suo soggiorno.
Sulle orme di Lear diamo uno sguardo alla Rieti di oggi. Rimane bellissima e piena di fascino.
La sua cona è stupenda e delimitata dai Santuari francescani di Fonte Colombo, la Foresta, Greggio e Poggio Bustone, in modo da formare un ideale segno di croce.
Rieti è bagnata dal Velino che attraversa tutta la piana reatina e forma la cascata delle Marmore in provincia di Terni. 
Molto vi è da vedere, vi è solo l'imbarazzo della scelta.
Merita anzitutto di essere scoperta la Rieti sotterranea che custodisce un viadotto costruito dai Romani nel III secolo a.C. per eialzare la via Salaria, l'antica via del sale e preservarla dagli allagamenti dovuti alle piene del fiume.
Un vero vanto per la città è il teatro comunale di Tito Flavio Vespasiano: è uno dei più belli d'Italia soprattutto per l'eccellente acustica.
L'edificio iniziato nel 1854 fu inaugurato nel 1893. L'intera cupola è occupata da il trionfo di Vespasiano s di Tito dopo la presa di Gerualemme dipinto da Giulio Rollan nel 1901.
Assume interesse è la cattedrale di Rieti dedicata all'Assunta. Fu costruita a partire dal 1109 per volere del vescovo Benincasa, sul luogo dell'antica basilica di Santa Maria (VI secolo).
La facciata della chiesa consacrata da Papa Onorio III fu restaurata in stile romanico nel 1941


 

sabato 1 marzo 2014

Frate Jacopa e la sua tomba nella basilica inferiore d'Assisi.


Ogni volta che si va ad Assisi, si è presi sempre da serenità e letizia. quando si ammirano gli stupendi affreschi giotteschi della Basilica inferiore.
Sono  tra l'altro puntuali nella narrazione della vita di San Francesco.
Ad esempio è opinione comune che Chiara fosse l'unico fulgido esempio femminile della storia di SanFrancesco.Non è così.
Un vero punto di riferimento è Jacopa de' Normanni vissuta a Roma nel rione Trastevere e data giovanissima in moglie a Graziano Frangipane de' Settesoli, grande proprietario romano
Ella divenne vedova nel 1217 e conobbe San Francesco nel 1210 quando il Santo venne a Roma e lo aiutò a trovare alloggio presso i Benedettini di Ripa Grande ed ottenere iudienza dal pontefice Innocenzo III
San Francesco, su ispirazione di Jacopa fondò l'ordine dei Fratelli e Sorelle della Penitenza o Terzo Ordine dedicato ai laici.
Secondo la tradizione , quando Francesco era in punto di morte dettò una lettera da inviare a Jacopa perchè voleva rivederla prima di morire e le chiese di portargli il suo velo nuziale ed i mostaccioli dolce tipico romano.
Jacopa arrivò ad Assisi prima che la lettera le fosse recapitata portandole ciò che Francesco aveva richiesto.
Si riporta Frate Jacopa nel dipinto di Simone Martini e l'immagine della tomba di Jacopa nella basilica inferiore di Assisi.



















venerdì 31 gennaio 2014

La chiesa del Pater Noster sul Monte degli Ulivi







Un luogo suggestivo per credenti e nn credenti è il Monte degli Ulivi la cui vista è davvero meravigliosa dalla città cinta di mura di Gerusalemme.
Vicino alla cima del Monte sopra una grotta l'imperatrice SAnt'Elena fece costruire nel IV secolo una delle sue Basiliche che chiamò in Eleona, cioè nell'Oliveto.
Perchè la chiesa fu eretta in quel luogo? Perchè la tradizione colloca molti discorsi di Gesù e soprattutto l'insegnamento del Padre Nostro
Dopo varie distruzioni attraverso i secoli, i Crociati, sulle rovine dell'Eleona, costruirono la chiesa del Pater. Gli scavi deseguiti all'inizio  del secolo scorso hanno riportato alla luce i resti dell'antica Chiesa a tre navate identificata con quella dell'Eleona.
Sulle rovine della chiesa dell'epoca crociata nel 1879 fu fondato l'attuale Santuario, tenuto dalle Carmelitane.
Intorno alle pareti del chiostro è scritto il Pater in oltre 50 lingue.








domenica 26 gennaio 2014

Raffaello, Sangallo il giovane e Giulio Romano a Villa Madama

Alle pendici di Monte Mario a Roma si trova la stupenda Villa Madama, da annni sede degli incontri politici internazionale.
La Villa passata alla storia come la residenza di campagna dei Papa de' Medici fu costruita a partire dal 1518 sotto il Papa Leone X, per volere del cugino cardinale Giuliano de'Medici.
Fu progettata da Raffaello, mentre Antonio di Sangallo fu incaricato dell'esecuzione dei lavori.
I lavori subirono un rallentamento per la prematura morte di Raffaello avvenuta nel 1520 all'età di 37 anni, ma furono terminati per la parte edilizia ( 1524-1525) dopo l'elezione di Giulio che divenne il secondo papa della famiglia dei Medici col nome di Clemente VII.
Oltre aad Antonio di Sangallo fu presente in cantiere Giulio Romano che si dedicò alle decorazioni insieme a Baldassarre Peruzzi e Giovan Francesco Penni. Giovanni da Udine si occupò degli stucchi e Baccio Bandinelli delle sculture.
Durante il sacco di Roma nel 1527 la villa fu data alle fiamme ed il Vasari racconta che il papa pianse vedendola bruciare dal suo rifugio di Castel San'Angelo.
Era definitivamente compromesso ormai l'originario progetto secondo il quale la Villa avrebbe dovuto avere una successione di terrazze, prospettive rinascimentali e giardini all'italiana fino alle rive del Tevere.
Dopo varie vicissitudini che la videro passare di proprietà ai Farnese e poi al Re Carlo di Borbone, la Villa ai primi del '900 andò in rovina e fu addirittura adibita a fienile. Nel 1913 fu acquistata da Maurice Bergès, un ingegnere francese, che incaricò del restauro marcello Piacentini.
Attualmente è di proprietà del Ministero degli Esteri.

sabato 14 dicembre 2013

Greccio: il luogo del presepio vivente


E' tempo di Natale ed è bello parlare dei luoghi della nostra tradizione cristiana!
Uno dei posti più suggestivi del Lazio nella provincia di Rieti lungo un'antica via del giubileo si trova Greccio tanto amato da Francesco d'Assisi.
L'eremo di Greccio dove i frati erano virtuosi e poveri,,,,,-
Incassato nella roccia, l'eremo di Greccio è un tutt'uno di architettura e natura ed è immerso nel verde di boschi rigogliosi di lecci  dove peregrinò solitario San Francesco.
Il santuario è celebre in tutto il mondo per essere stato scelto dal Santo d'Assisi come teatro della prima rievocazione della Natività di Betlemme della storia del Cristianesimo avvenuta nel 1223.
Questo luogo  incluso dall'Unesco nel patrimonio mondiale dell'Umanità, fu scelto dal santo poverello per romitaggio.
Nella cappella di Santa Lucia con affreschi quattrocenteschi di scuola umbra fu appunto realizzato il  primo presepio vivente.
Vi soggiornò anche San Bonaventura (1260-1270).
L'area sacra comprende il primo dormitorio con la cella di San Francesco ed il pulpito di San Bernardino;la chiesa di San Francesco con la volta affrescata a stelle e l'agnello Pasquale. il ritratto del Santo eseguito poco prima della sua morte ed il convento di San Bonaventura.
Il cuore del santuario è proprio la piccola cappella del Presepe: sopra l'altare vi è un affresco quattrocentesco che rievoca la natività ed in cui la vergine è colta  nell'intimo gesto di allattare il Bambino alla presenza di San Giuseppe.,
Sulla sinistra si stende la rievocazione della Natività voluta da San Francesco a Greccio: il Santo in vesti di Diacono , è inginocchiato al centro della scena davanti al bambino, alle sue spalle il popolo di Greccio assiste al miracolo. L'affresco è attribuito all'anonimo maestro di Narni del 1409.
 Lungo un sentiero si raggiunge la roccia del Tizzone dalla quale si narra che un ragazzo del paese abbia lanciato un tizzone ardente che cadde proprio  nel punto dove venne edificato il convento..
Vicino è situata anche la grotta del Beato Giovanni da Parma.





sabato 30 novembre 2013

San Marcello al Corso a Roma

A via del Corso, non lontano da Piazza Venezia, si trova la chiesa di San Marcello che ha una storia antica.
Nasce infatti come chiesa paleocristiana,poichè sorge fin dal IV secolo o dal V secolo sui resti del catabulum dove Papa Marcello i fu costretto durante le persecuzioni per umiliazione a compiere vili lavori  nelle stalle dei servizi ai poteri imperiali.
Questa chiesa assume successivamente un'impronta rinascimentale, essendo stata iniziata nel 1519 su disegni di Jacopo Sansovino. Fu decorata  in fase successiva nella Controriforma e completata nel tardo '600 con la vivace facciata concava di Carlo Fontana, prospiciente una piazzetta aperta sul Corso.
Il Portale ha un rilievo opera di Antonio Raggi, mentre l'interno si presenta come una navata con soffitto piano a cassettoni, ornati da i Simboli della vergine secondo le  Litanie
Presenta dunque un insieme molto interessante con opere della Controriforma e del barocco .
In una cappella è esposto un Crocifisso ligneo  del'400 considerato miracoloso perchè trovato intatto tra le rovine della Chiesa.

mercoledì 20 novembre 2013

Il Golem di Praga

A suo tempo abbiamo descritto il cimitero di Praga.
Viene da domandarsi chi sia il Golem
Secondo la leggenda colui ch viene a conoscenza di certe arti magiche può fabbricare un golem, un gigante di argilla forte e ubbidiente, che può essere usato come servo, impiegato per svolgere lavori pesanti e come difensore del popolo ebraico dai suoi persecutori. Può essere evocato pronunciando una combinazione di lettere alfabetiche.
Il Golem era dotato di una straordinaria forza e resistenza ed eseguiva alla lettera gli ordini del suo creatore di cui diventava una specie di schiavo, tuttavia era incapace di pensare, di parlare e di provare qualsiasi tipo di emozione perché era privo di un'anima e nessuna magia fatta dall'uomo sarebbe stata in grado di fornirgliela.
Molte sono le narrazioni sul Golem e la sua origine; la più famosa èquella che riconduce a Praga.
Si narra che nel XVI secolo un mago europeo, un rabbinol di Praga cominciasse a creare golem per sfruttarli come suoi servi, plasmandoli nell'argilla e risvegliandoli scrivendo sulla loro fronte la parola "verità". C'era però un inconveniente: i golem così creati diventavano sempre più grandi, finché era impossibile servirsene: il mago decideva di tanto in tanto di disfarsi dei golem più grandi, trasformando la parola sulla loro fronte in "morte" ; ma un giorno perse il controllo di un gigante, che cominciò a distruggere tutto ciò che incontrava.
Ripreso il controllo della situazione, il mago decise di smettere di servirsi dei golem che nascose nella soffitta della Sinagoga Staronova, nel cuore del vecchio quartiere ebraico, dove, secondo la leggenda, si troverebbero ancora oggi.
Insomma il Golem anche se leggendario a buona ragione puà definirsi il prototipo del robot.